“la cultura è la precauzione di chi pretende di pensare il pensiero restando fuori dal suo percorso caotico”
(E. Glissant)
c’è una cosa che ho detto casualmente una volta a qualcuno che neanche conoscevo e nemmeno vedevo in faccia.
poi l’ho scritta in un commento di uno dei post più vecchi che potete leggere qui sopra e i miei interlocutori han detto “non ti seguo più…” o qualcosa del genere.
poi oggi l’ho detta a mia madre che ha 85 anni e che invece, inaspettatamente, sembrava comprenderla anche senza condividerla completamente ma tanto domani se ne sarà già scordata perché alla sua età ormai si scorda tutto anche dopo pochi minuti.
la cosa più o meno è questa: mi interessano le culture e non gli individui (così l’ho detta a mia madre).
ma può essere detta anche in maniera più forte: credo nelle culture e non negli individui (così l’ho detta nel post suddetto).
e anche in modo drastico e che non ammette repliche: esistono le culture e non gli individui.
ora mi piacerebbe dire qualcosa su questo tema ma temo che riuscirò solo a fare degli esempi giacché non sono un intellettuale.
ecco, tanto per cominciare, mi viene in mente qualcuno – che io amavo molto – che non molti mesi fa mi ha detto qualcosa come: “tu sei un intellettuale, hai una certa cultura, io non sono colta, non sono alla tua altezza…”.
ora, sempre tempo fa domandavo ad un amico se ormai basta leggere qualche giornale, qualche libro, vedere qualche film e occuparsi seriamente di alcune cose inerenti alla cultura e all’arte per mestiere, se bastasse questo appunto per essere considerato un intellettuale da una che magari cerca solo un buona scusa per dirti che non ricambia il tuo amore.
e l’amico, sconosolato, mi rispose che sì, probabilmente bastava questo.
e specifico che neppure il mio amico è un intellettuale bensì un avvocato.
ecco dunque che ai due individui (io e la mia amata) si sostituiscono due culture, una la mia che in questo momento non mi interessa definire e poi la sua che ammette candidamente di essere un’altra cosa, si autodefinisce attraverso l’assenza di cultura e l’interesse magari verso altre cose che magari non si percepiscono come “culturali”.
la tipa in questione per esempio amava le piante, ascoltava il reggae, faceva la spesa al “NaturaSì”, coltivava la marijuana sul suo balcone e tutte le settimane partecipava a delle sessioni di bioenergetica, tutte cose che in effetti io non faccio ma che non mi portavano a considerarla “non-colta” e non mi impedivano di amarla ugualmente come donna e dunque come individuo.
eppure lei contrapponeva, forse inconsapevolmente, la sua cultura alla mia concludendo, magari in un’altra occasione, col classico “non abbiamo nulla in comune”.
va bene, voi direte, questo ancora se la tiene legata al dito, ci fa un bel discorso sulle culture e invece vuole parlare solo di quella che gli ha dato il due di picche.
liberi di pensarlo e allora faccio un altro esempio che mi è capitato oggi (evitando il riferimento a mia madre che chissà cosa potreste pensare).
ero alla fermata dell’autobus a Porta Genova sotto una bella pioggerellina autunnale milanese (si fa per dire…) e mi si avvicina una ragazzina in compagnia del suo ragazzino domandandomi se sapevo dov’era il “Christmas Village”.
io, non avendo la più pallida idea di cosa mi stesse chiedendo, le ho domandato se sapesse in quale via si trovasse questo “Christmas Village” e quando lei me l’ha detto le ho indicato la strada per arrivare in quella via e allora lei e il suo boy-friend si sono avviati in quella direzione ma non troppo convinti.
poco dopo, salito sull’autobus, sono arrivato ad un incrocio dal quale potevo osservare la via che avevo indicato e proprio nei pressi un fabbricato interamente ricoperto di addobbi luminosi al centro del quale campeggiava, sempre formata da mille lampadine, la scritta “Christmas Village”, evidentemente una specie di centro commerciale o un “temporary store” appositamente creato in occasione del Natale e di cui ovviamente io ignoravo l’esistenza.
e tuttavia la ragazzina nel chiedermi l’informazione ha ritenuto più importante dire quel nome piuttosto che il nome della via e quando ha visto che io non ne sapevo nulla si è incamminata verso la via non troppo convinta, cosa che non sarebbe successa se io invece le avessi detto sorridente: “ah sì certo! il Christmas Village! bellissimo, anch’io ci sono appena stato, guarda, al fondo di quella via, attraversi il ponte sul Naviglio e te lo trovi sulla destra”.
dunque nella cultura della giovanissima teen-ager cresciuta nel più sfrenato consumismo sono i centri commerciali che fungono da punti di riferimento geografici mentre nella mia sono i nomi delle vie e al massimo altri luoghi che la fanciulla probabilmente manco conosce.
in questo caso certo gioca la differenza di età (allo stesso modo, ahimé, nel quale giocava con la donna amata che ha 14 anni meno di me) ma certamente si può dire che le nostre due culture non si sono parlate e questo a prescindere da noi come individui.
beh, visto che forse non siete ancora convinti parliamo d’altro, allora.
parliamo di politica, politica italiana per rimanere in un ambito (culturale?) che conosciamo bene.
è del tutto evidente che uno dei mali della politica italiana (totalmente condizionata dalla “cultura” televisiva) è quella che più o meno tutti chiamano la “personalizzazione” della politica stessa.
in effetti ahinoi ci tocca assistere a una diatriba infinita fra tizio e caio, fra bertinotti e casini, fini e fassino, berlusconi e prodi (giacché con gli altri due alfieri della “pagatezza” il primo dei due manco si è degnato di fare un dibattito televisivo) e così via.
mai che si dica, che so, “i conservatori” oppure “i comunisti” o “i monarchici” e così via.
fateci caso, spesso si dice “tu per chi voti? io voto veltroni perché bertinotti mi è antipatico” oppure “io non voto berlusconi, voto bossi” (tipica argomentazione, quest’ultima, di chi tenta in qualche modo di prendere le distanze da un voto, quello per il primo dei due, di cui si vergogna profondamente).
ovviamente il Big Cretin di Arcore è il campione indiscusso e il creatore di questo sistema, tanto è vero che si fa un vanto di aver visto passare 7 o 8 segretari dei PDS-DS-PD (manca solo PS e poi han fatto tutte le combinazioni…) mentre lui è sempre al suo posto, il posto di sé stesso giacché un partito dietro di lui praticamente non esiste, almeno nei termini in cui siamo stati abituati a considerare un partito politico finora e nei quali ancora viene pensato in molti altri paesi del mondo, anche i più presidenzialisti.
io credo che questa personalizzazione – il mettere davanti l’individuo alla cultura cioè, in questo caso la cultura politica – nasconda l’incapacità di elaborare e proclamare con chiarezza delle culture di appartenenza o, nella peggiore delle ipotesi, una volontà precisa di non dirlo, in perfetta malafede.
e così tutti giù, con la scusa della caduta del Muro, a proclamare la “fine delle ideologie”, cioè anche delle culture, che poi alla fine vuol dire l’affermarsi di una sola di esse, cioè quella del mercato o capitalista, che dir si voglia.
e credo anche che la personalizzazione sia il maggior limite di Obama, la cosa cioè che gli ha permesso di vincere, grazie all’enorme forza simbolica della sua stessa figura, e che ora gli impedisce di realizzare ciò che vorrebbe e lo conduce ad una sostanziale solitudine politica, nonostante lui sia animato da una grande volontà di dialogo (ma nessuno lo ascolta).
gli esempi da fare sarebbero infiniti e le discussioni che si possono aprire anche.
e, si badi bene, io non dico “viva le culture” in assoluto, ve ne sono anche ovviamente di molte assai perniciose e che io combatto fieramente.
veniamo però ai blog – giacché questo è un caso interessante che rivela altre cose – e poi chiudo.
anche in questo caso, anzi forse ai livelli massimi, vi è un confronto (e spesso uno scontro o un incontro) fra individui che maschera un confronto (e spesso uno scontro o un incontro) fra culture.
io me ne sono accorto negli ultimi mesi quando si sono accesi diversi dialoghi di una certa asprezza fra alcuni frequentatori del mio blog che stentavo a gestire e tutte le volte in cui, in passato, io stesso aprivo discussioni e polemiche anche aspre su vari blog che leggevo.
e la cosa nuova è che mentre prima mi ci fiondavo anche con un certo divertimento ora invece mi sono stufato.
ed una delle ragioni per cui mi sono stufato è proprio che le discussioni, qualsiasi discussione, si spostano sempre dal merito (cioè le culture diverse che si confrontano) al personale e al relazionale (cioè gli individui).
e alla fine mi sono detto che non ne vale la pena, è qualcosa che già è difficile da gestire nella vita, figurarsi nella rete.
meglio allora restare nel proprio e non andare a discutere con chi non appartiene alla stessa cultura.
cosa che vale anche nella vita, con la mamma o con la fidanzata, con gli amici, i figli e i colleghi di lavoro.
con una differenza sostanziale.
che è il corpo (i corpi) e dunque la cura del nostro e di quello degli altri, l’attrarsi o il respingersi di uno con l’altro o più semplicemente il sistema di segni e suoni in qualche modo pre-culturali (e anche su questo ci sarebbe da discutere) che ciascuno di essi è in grado di mettere in scena generando l’unica comunicazione fra individui che alla fine mi sembra possibile.

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