ebbene sì, non ci sto più dentro.
e alla fine non mi tengo più e lo devo dire, a costo di passare per antipatico, per snob o quello che volete voi, tanto ci passo comunque.
però alla fine siccome lo penso è inutile che faccia finta di essere gentile, comprensivo, aperto e tollerante.
il problema andrebbe invece rovesciato.
e cioè ci si dovrebbe chiedere perché coloro che sono immersi nelle varie sotto-culture di massa o nelle varie sotto-poltiche maggioritarie e bipolari non si rendono conto di essere loro degli sfigati e non si dimostrano un po’ curiosi e interessati a noi che cerchiamo di portare avanti qualcosa che ha più radici, pesa di più, è minoritario e critico, aspira alla trasformazione di sé e del mondo e richiede impegno ed attenzione continui (come diceva Calvino e invece loro se ne ricordano solo per via della “leggerezza”, guarda caso).
e invece no, che cosa succede?
succede che gli sfigati siamo noi, siamo noi quelli che passiamo per estremisti o per pallosi o per intellettuali anche quando non lo siamo o per bacchettoni quando non lo siamo.
e loro invece bei tranquilli, perché hanno dalla loro la ragione dell’essere maggioranza, ci sfottono allegramente e soprattutto ci riducono al silenzio (politico) o alla fame (in quanto artisti).
e invece no, certe cose vanno dette:
per esempio, per stare nell’attualità, che Hallowen è roba da sfigati, sotto-cultura americana dunque neppure nostra, importata senza alcun criterio e nessuna ragione.
oppure che Baricco è roba da sfigati, sotto-cultura letteraria buona per quelli che non hanno mezzo libro in casa e neppure ne han mai preso uno in biblioteca però han capito che se leggono Dan Brown è da sfigati di destra mentre se leggono Baricco è roba di cui magari puoi parlare anche in un salotto radical-chic.
idem dicasi per Houllebecq, Von Trier, Tarantino, Allevi, Einaudi e Capossela nei rispettivi campi.
tutti senza storia, senza radici, ognuno scimmiotta qualcos’altro, letteratura di genere, musica di genere, film di genere.
oppure Veltroni, che prima dice che non si candida e poi si candida, prima dice che farà il partito degli individui e che la lotta di classe è finita, poi dice che “siamo ad un’incollatura” e non è vero, poi perde e non si dimette, poi perde un’altra volta e si dimette ma senza assumersi alcuna responsabilità e continuando a pensare di avere ragione, dopo peraltro aver fatto un accordo con Berlusconi per far fuori Prodi e Bertinotti e dopo aver fatto un secondo accordo con Berlusconi per far fuori la sinistra anche alle Europee – bel campione di democrazia – poi alla fine, dopo che finalmente si è dimesso, scrive un bel libro che si intitola “NOI” dove finalmente scopre le deviazioni dell’IO ma anche questa volta continua a dire che lui aveva ragione.
il tutto dopo aver portato nel mercato qualsiasi idea di beni culturali da ministro dei suddetti e da sindaco di Roma.
roba da sfigati anche questa però nessuno lo dice, giacché a nessuno fa piacere dire di aver votato uno sfigato del genere e dunque passa lui per un intellettuale e pure in buona fede, roba da matti.
di Marrazzo invece non vale la pena di parlare tanto è sfigato, però almeno non difendiamolo, vetri specchi e muri non reggerebbero tanti arrampicatori davvero.
a tutti questi io invece preferisco, che so, chiunque abbia uno straccio di carisma, di intelligenza relazionale – dunque politica - o che sia un po’ davvero sexy o quanto meno onesto o, come diceva la nonna di Persepolis, che sia integro e coerente.
da questo punto di vista pure la Merkel sembra una marziana (forse perché viene dalla Germania Est, senza farne un’ossessione?) e anche Obama, per spostarci un po’ più a sinistra, sembrava partito bene, ora vedremo che combina, quanto meno alla faccia di tutti i cinici e porta jella italioti che uno così lo vedranno fra cent’anni, lui sì quanto meno un intellettuale e molto sexy, senza ombra di dubbio.
e magari ce ne fossero così anche più a sinistra, buio pesto invece, eccezion fatta forse per Besancenot in Francia, anche lì una marea di sfigati che ripetono tristemente cose già dette e ridette, senza crederci, senza creatività, senza un’idea nuova, in Italia si son lasciati massacrare senza neppure fiatare, anzi quasi sentendosi in colpa di esistere.
ecco, questo sul piano politico, ma per fortuna nelle arti e culture varie la situazione è ben più consolante, ce n’è un’infinità, essendo che son discipline durevoli, grazie alle invenzioni come la carta stampata e i vari mezzi di riproduzione del suono e le tecniche di restauro.
ah finalmente si respira, musica, teatro, “spectacle vivant” come dicono in Francia e trovo che sia un bellissimo modo di dire, i grandi del passato e quelli del secolo scorso, Pina Bausch e Calderon de la Barca, Mozart e Rameau, Bartok e Messiaen e poi il jazz, Bud Powell, Cecil Taylor e tutta la scena contemporanea.
oh, sto parlando di nomi noti e stranoti, mica di carneadi o oggetti di culto.
eppure no, per loro, lo sfigato sono io che ascolto ste cose, io lo snob, io l’intellettuale.
e qui le due cose, arte e politica, si tendono la mano e facendo passare me per sfigato (cioè minoritario perché fuori dal mercato) riescono a far sentire appagati tutti gli altri maggioritari che si acculturano con Allevi, i più fighetti con Einaudi, i più alternativi con Capossela, i più jazzofili con Bollani, i più post-moderni con Tarantino, i più misticheggianti con Von Trier, i più engagé con Houllebecq e Baricco.
però se critichi tutti questi dicendo che sono meri prodotti di mercato, quasi un genere a sé stante, come il prosciutto e il detersivo per i piatti, loro per tutta risposta attaccano te (dimostrando per altro di identificarsi con quelli) e ti guardano con sufficienza dandoti del cretino o del rompicoglioni e nel migliore dei casi dell’estremista o dello snob a tutti costi.
loro invece che passano le serate davanti alla televisione e creano la loro idea della politica guardando Santoro e Gad Lerner e quella della cultura guardando Fazziofabbio, loro invece sono molto fighi e al passo coi tempi mentre io che leggo Pasolini, Foucault, Bianciardi, John Berger e Benasayag (di cui mai si parlerà in tv), ascolto Britten, Robert Wyatt, Ani Di Franco e Magic Malik (di cui mai si parlerà in tv) sempre per parlare dei più noti, io che mi guardo ancora la Nouvelle Vague o i film di Avi Mograbi o di Kaurismaki, io che seguo tutto questo e magari come un pirla ne scrivo pure sul mio blog, io sono un’estremista intellettualoide, nostalgico e pre-postmoderno, in una parola uno sfigato fuori dal mondo e dal tempo. e magari me la tiro solo per fare colpo – su chi poi non si sa, dato che tutti gli altri stanno dall’altra parte e manco ti ascoltano (salvo altri pochissimi minoritari).
beh, io sono stufo francamente.
me ne sto con quelli che sono come me e se non esistono allora me ne sto da solo.
questo nella vita e nella rete, non c’è differenza alla fine.
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